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Corte di giustizia europea - tassa 500 milioni sulle slot

La lotta contro i rischi della dipendenza dal gioco d’azzardo giustifica una riduzione di aggi e compensi dovuti ai concessionari. Così si è espressa la Corte di Giustizia Europea in relazione alla legittimità della tassa da 500 milioni sugli apparecchi da intrattenimento che prevedono una vincita in denaro, tassa inserita all’interno della Legge di Stabilità nel 2015.

Tassa 500 milioni su Slot e Vlt: ecco le novità

Facciamo un passo indietro: la tassa era stata introdotta nel 2015 e prevedeva che il settore degli apparecchi elettronici con vincite in denaro avrebbe dovuto versare 500 milioni, per tre anni. Tuttavia, per via di problemi relativi alla scrittura della norma, questa era stata modificata nel 2016: i 500 milioni in questione dovevano essere pagati soltanto per il primo anno, mentre per gli anni successivi venivano sostituiti da un aumento del Preu.

Furono i ricordi dei concessionari che portarono il Consiglio di Stato a rinviare la questione alla Corte di Giustizia. I punti cruciali erano due: il primo se fosse legittimo, in base al diritto comunitario, ridurre i compensi dei soli operatori degli apparecchi, quando invece quelli degli altri concessionari non venivano colpiti. Il secondo, invece, se fosse legittimo ridurre il compenso di un concessionario nel corso della concessione “per sole ragioni economiche”.

E la novità è arrivata proprio in questi giorni: come detto in apertura, l’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea Athanasios Rantos ha dichiarato come la normativa, in relazione alla lotta contro la dipendenza dal gioco, sia legittima.

Ecco alcune delle sue dichiarazioni: «la normativa nazionale si inserisce in un contesto più ampio di riequilibrio del settore dei giochi d’azzardo previsto dalla legge italiana. Quest’ultima perseguirebbe l’obiettivo di ridurre la redditività dell’attività dei giochi d’azzardo al fine di lottare contro la diffusione di giochi illegali e di proteggere le fasce più deboli della popolazione dagli effetti connessi ai giochi d’azzardo, e segnatamente dal rischio di dipendenza dal gioco.

Così continua l’avvocato generale: «simili obiettivi sembrano a prima vista idonei a costituire motivi imperativi di interesse generale tali da giustificare una restrizione della libertà di stabilimento o della libera prestazione dei servizi».

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